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Pensione di invalidità si può aumentare con rendita Inail nel 2021? In un caso solo secondo Cassazione

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Le norme in vigore stabiliscono di base l’incompatibilità delle prestazioni di invalidità a carattere diretto, concesse per cause di guerra, di lavoro e di servizio.

Quando si può aumentare rendita Inail con la pensione di invalidità?

Secondo la Corte di Cassazione, c’è un solo caso in cui le pensioni di invalidità possono essere cumulate con la rendita Inail corrisposta per lo stesso evento invalidante. Si tratta di quello dei superstiti.

Si tratta di uno dei dubbi che salta inevitabilmente fuori quando la presenza di una grave invalidità che dà diritto alla pensione si affianca al diritto di percepire la rendita Inail con le prestazioni ordinarie di invalidità. I due strumenti possono essere cumulati? Cosa prevede l’ordinamento previdenziale italiano?

La questione non è evidentemente di immediata risoluzione, come dimostrato dalle numerose circolazioni emanate sia dall’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e sia dall’Inps. Senza dimenticare che la Corte di Cassazione è stata chiamata e delimitare il perimetro di applicazione di questi strumenti. Il risultato? Solo in un caso la pensione di invalidità si può aumentare con rendita Inail nel 2021. Vediamo quale è:

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Quando si può aumentare rendita Inail con la pensione di invalidità

Le disposizioni di base fissano l’incompatibilità tra la pensione di inabilità e l’assegno erogato dall’Inail per via di un infortunio sul lavoro o malattia professionale legato allo stesso evento invalidante.

Ancora più precisamente, le norme in vigore stabiliscono di base l’incompatibilità delle prestazioni di invalidità a carattere diretto, concesse per cause di guerra, di lavoro e di servizio nonché delle pensioni dirette di invalidità erogate a qualsiasi titolo dall’Inps, dalle gestioni pensionistiche per i lavoratori autonomi e da ogni altra gestione pensionistica per i lavoratori dipendenti avente carattere obbligatorio, con l’assegno mensile erogato dal Ministero dell’Interno in favore degli invalidi civili parziali. Agli interessati viene comunque riconosciuta la facoltà di optare per il trattamento economico più favorevole.

Secondo i giudici della Corte di Cassazione, chiamati a esprimersi sulla vicenda, c’è un solo caso in cui le pensioni di invalidità possono essere cumulate con la rendita Inail corrisposta per lo stesso evento invalidante. Si tratta di quello dei superstiti.

Requisiti fondamentali per accedere all’assegno ordinario d’invalidità sono la maturazione di almeno 5 anni di contributi, di almeno 3 anni di contributi versati nell’ultimo quinquennio e di una invalidità riconosciuta superiore ai due terzi ovvero la riduzione della capacità lavorativa a meno di un terzo. In alcun caso, la retribuzione annua Inail può superare 300 volte la retribuzione media giornaliera aumentata del 30%. E allo stesso tempo non può risultare inferiore a 300 volte la retribuzione media giornaliera diminuita del 30%.

Prestazioni riconosciute dall’Inail per la rendita 2021

Le prestazioni riconosciute dall’Inail sono la rendita unificata per eventi lesivi ricadenti nello stesso regime assicurativo, la rendita per inabilità temporanea assoluta, la rendita diretta per inabilità permanente, l’erogazione integrativa di fine anno, l’assegno personale continuativo, l’indennizzo per danno biologico, la rendita di passaggio.

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L’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro le riconosce in caso di inabilità tabellata ovvero una riduzione della capacità lavorativa prevista da apposite tabelle. Le percentuali tabellate on possono subire riduzioni, ma possono aumentare per condizioni oggettive che estendono l’entità del danno.

Via libera anche nel caso di perdita parziale della funzione degli arti, degli organi o di parte di essi. La riduzione della capacità lavorativa è quantificata secondo la percentuale di inabilità stabilita per la perdita totale, ma in proporzione al valore lavorativo della funzione perduta. Stessa cosa per la perdita di più arti, organi o di più parti di essi. Se si tratta di più invalidità non tabellate, la riduzione della capacità lavorativa va quantificata secondo la sua reale diminuzione.

Infine, riconosce anche la perdita assoluta della funzionalità di arti o organi o di una loro parte: in questo caso la perdita della funzionalità è equiparata alla perdita anatomica.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il 29/09/2021 alle ore 02:43

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