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«Ogni grano ha la sua semola, ogni uomo i suoi difetti». È questo un vecchio motto della saggezza popolare della Padania. Spiega come la farina, pur essendo sempre bianca, ha in verità mille aspetti differenti, che dipendono dalla qualità del grano nella stessa misura delle caratteristiche del mulino che macina i chicchi. Alberto Antolini, ingegnere, classe 1966 – «sono il più vecchio in azienda» – ha la parlata musicale delle genti di Romagna – la sua famiglia ha radici a Santarcangelo, piccolo comune della provincia di Rimini – e due passioni: una è quella delle motociclette, l’altra è il suo lavoro. Dedicare la giornata a tutto quello che sta a valle della raccolta del grano è nei cromosomi della famiglia Antolini. Il papà, Primo Antolini, inizialmente entrò e successivamente rilevò la Paglierani Costruzioni, l’azienda fondata dal suocero nel 1926 per produrre macchine dedicate all’insaccamento di cereali e farine. A cavallo degli anni Ottanta la Paglierani arriva in terra di Lombardia e a Cremona getta le basi per il salvataggio della Ocrim (Officine Cremonesi Impianti Molini), impresa nata nel 1945 e diventata tra i principali costruttori di molini per cereali in Italia e nel mondo.

Una saga famigliare italiana come la filosofia dell’italianità che ogni giorno motiva il lavoro degli oltre 300 dipendenti di Ocrim: costruire con l’occhio attento del sarto impianti di macinazione su misura, progettati e fabbricati in tutte le componenti in Italia per poi essere assemblati nel luogo di destinazione. «È grazie a questa caratteristica – spiega Alberto Antolini – che siamo il numero uno nel mondo e ci contendiamo gli ordini con una conglomerata svizzera. Fare farina non è semplice anche se poi esce sempre bianca. Noi costruiamo macchine non replicabili. Ogni Paese, ogni zona geografica ha esigenze differenti. La nostra capacità – aggiunge – è quella di dare una mix di macchine integrate fra loro, più una componente di tecnologia applicata. Nel 2008 abbiamo fatto una scelta aziendale precisa, anomala se confrontata ad altre realtà industriali: abbiano rifiutato la globalizzazione. Non abbiamo sedi estere pur lavorando in tutto il mondo. Non facciamo costruire da altri i nostri componenti. Per noi made in Italy, il fatto in casa, significa tutto. E il tempo sembra darci ragione. Il mondo ora cerca qualche cosa che noi avevamo già realizzato. La globalizzazione, con i sui eccessi, ha mostrato i suoi limiti. Adesso c’è un profondo ripensamento, si cerca di tornare su quella strada che noi avevamo già imboccata».

Cresciuto nel grano e nella farina, Alberto ha maturato una esperienza unica come osservatore attento della geopolitica che ruota attorno al mondo delle commodities. «La storia dell’evoluzione sociale dell’uomo – dice – è segnata da tre fasi: l’utilizzo del mais e del riso per produrre il pane dei poveri, poi a via a via che cresce la scala sociale arriva l’esigenza di pane di grano tenero. Quindi il grano duro, ancora una nicchia, per produrre pasta e pani più ricercati». Parole che ricalcano quanto avrebbe risposto alla dama di compagnia la Regina di Francia Maria Antonietta allo scoppio della Rivoluzione: «Maestà il popolo non ha il pane. Allora – disse la sovrana – dategli le brioche». Nel 2010 in Tunisia la Primavera araba scoccò a causa di una rivolta contro la scarsità di pane e contro i prezzi troppo alti della materia prima. Nel 2011 gli stessi motivi spinsero migliaia di giovani egiziani a invadere le strade del Cairo e innescare la caduta del presidente Hosni Mubarak.

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Il mondo cresce e muta e con esso la domanda di beni, ma la farina, il pane, sono sempre la base primaria dei popoli.

Nonostante un anno e mezzo di pandemia abbiano stravolto numerosi settori economici, quello dei cereali non sembra essere stato contagiato dalla crisi. Anzi. Secondo le stime dell’Internationl Grains Council, tra la campagna 2020 e quella 2021 le scorte mondiali di cereali sono in calo del 3,6%, mentre la produzione cresce del 3,7 per cento. La domanda è stimata in aumento del 2,6%: un +1,6% per produrre cibo, un +3,7% per produrre alimenti ad uso zootecnico, infine un +2% per uso industriale. In base alle rilevazioni Fao nel 2021 è previsto un raccolto mondiale record di cereali: la produzione sarà di quasi 2,821 milioni di tonnellate, un nuovo record e un aumento dell’1,9% rispetto al 2020, guidato da un previsto +3,7% annuo di crescita della produzione di mais. Si prevede che l’utilizzo mondiale dei cereali nel 2021-22 aumenterà dell’1,7% a 2, 826 milioni di tonnellate. Il consumo totale di alimenti a base di cereali aumenterà di pari passo con la popolazione mondiale, mentre si prevede anche un aumento dell’uso del grano per l’alimentazione degli animali.

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“https://www.ilsole24ore.com/art/portiamo-l-hi-tech-tutto-italiano-mondo-senza-essere-globalizzati-AEW9Uwe”
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